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107 765 voci per una politica climatica equa

La politica federale ha atteso quasi tre anni per trattare la «Petizione per una politica climatica equa», presentata nel maggio 2015. L’Accordo di Parigi sul clima, sottoscritto sette mesi più tardi, conferma le rivendicazioni dell’Alleanza Clima Svizzera e ne sottolinea l’urgenza.

La commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio nazionale (CAPTE-N) si sta attualmente occupando della revisione della legge sul CO₂. Essa deve definire la politica climatica della Svizzera a partire dal 2020, nello spirito dell’Accordo di Parigi.

In tale contesto, la commissione trova oggi finalmente il tempo per interessarsi alle preoccupazioni dei 107 765 firmatari della «Petizione per una politica climatica equa» dell’Alleanza Clima Svizzera. Essa era stata presentata a Berna il 26 maggio 2015, sette mesi prima dello storico summit sul clima svoltosi a Parigi. Le rivendicazioni della petizione dell’Alleanza Clima, che corrispondono agli obiettivi dell’Accordo di Parigi, ratificato e ripreso dalla Svizzera nel 2017, sono le seguenti:

  1. Entro il 2050, la Svizzera deve passare a un approvvigionamento energetico proveniente da fonti rinnovabili e rinunciare ai combustibili fossili.
    Vale a dire: la Svizzera deve ridurre annualmente le sue emissioni di CO2 del 4% e non solo dell’1% come previsto dal Consiglio federale.
  2. Le nazioni più povere, toccate dai cambiamenti climatici malgrado ne siano responsabili solo in minima parte, devono essere sostenute nell’applicazione di misure urgenti.
    Vale a dire: la Svizzera deve assumersi la propria responsabilità climatica e mettere a disposizione 1 miliardo di franchi all’anno per il finanziamento climatico internazionale.

Le rivendicazioni della petizione per il clima, elaborate nel 2015, sono quindi più attuali che mai, poiché «contrariamente alla proposta d’attuazione del Consiglio federale, esse corrispondono alle prescrizioni definite nell’Accordo di Parigi», spiega Patrick Hofstetter del WWF Svizzera. Yvonne Winteler, dell’Association Climat Genève, è sulla stessa lunghezza d’onda: «La necessità di vedere finalmente il Parlamento e il Consiglio federale assumere e prendere sul serio la responsabilità climatica della Svizzera, all’interno e all’esterno delle proprie frontiere, è addirittura diventata ancor più pertinente da quando è stata depositata la petizione».

Oggi, a Berna, i membri dell’Alleanza Clima hanno consegnato ai 25 membri della CAPTE-N un orso polare di panpepato, invitandoli a considerare seriamente le rivendicazioni dei 107 765 firmatari della petizione. «A questo punto il Parlamento deve gettare le basi per l’abbandono delle energie fossili, come deciso nell’Accordo di Parigi. Aspettare più a lungo non farà altro che rendere il processo più doloroso e oneroso, su questo tutti gli scenari concordano», sostiene Georg Klingler di Greenpeace.

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